Smart Working come modello di organizzazione del lavoro per liberare le strade di Genova, aziende e PA; ma anche importanti enti di ricerca come il Cnr, stanno cercando soluzioni alternative per evitare ai propri dipendenti di rimanere imbottigliati nel traffico e soprattutto contribuire ad intasarlo.

E’ partita da Settembre la sperimentazione del lavoro agile per i dipendenti delle strutture della Regione Liguria, vista l’emergenza dovuta al crollo del ponte Morandi, si partirà proprio con i lavoratori residenti in Val Polcevera, al fine di ridurre il più possibile ogni disagio negli spostamenti casa-lavoro.

La cultura del welfare aziendale, oltre a essere uno strumento di benessere per i lavoratori, è anche uno strumento che agevola lo sviluppo economico di una città e che aiuta a gestire gli eventi calamitosi ed eccezionali.

Per i dipendenti comunali verrà attuato, entro breve, un sistema per cui, a seguito di allerta meteo rossa o arancione della Protezione civile, scatterà in automatico per alcuni lavoratori lo smart working, consentendo di non perdere la giornata lavorativa e di decongestionare la città già compromessa dall’allerta.

L’azienda Abb, specializzata nelle tecnologie per l’energia, ha immediatamente capito, dopo il crollo del Ponte Morandi, che gli spostamenti dei suoi dipendenti per la città, da casa alle due sedi di lavoro su Genova, sarebbero diventati complicati, rendendo più difficili le loro vite e pure intasando il traffico di Genova che ha bisogno invece dello sforzo di tutti, per essere alleggerito.

Abb ha iniziato a proporre lo Smart Working ai propri dipendenti quattro anni fa ed ora lo proporrà al 100% dei propri dipendenti, puntando ad arrivare a far lavorare in smart working il 70% degli addetti.

Il dramma di Genova dovrebbe far intuire a molte più aziende quali siano i benefici dello Smart Working, innescando una vera rivoluzione nell’organizzazione del lavoro in una città, peraltro, in cui la maggior parte delle attività è fatta di servizi.