La notizia di questi giorni è che le email di Renzi e Draghi ma anche di altre importanti cariche istituzionali sono state hackerate da due fratelli. L’accusa è di aver spiato per anni politici, istituzioni, pubbliche amministrazioni, studi professionali e imprenditori di livello nazionale. Le indagini condotte dalla Polizia Postale e coordinate dalla Procura di Roma hanno portato alla luce una vera e propria centrale di cyberspionaggio, che attraverso intercettazioni informatiche ha raccolto per anni dati sensibili e notizie riservate su più di 1.700 computer.

Quello a cui siamo abituati sono minacce che colpiscono tutti, che lanciano un amo verso una platea vasta, nella consapevolezza che qualcuno abboccherà. L’esempio sono le frodi che prendono di mira l’home banking. In questo caso invece quella stessa tecnica è stata utilizzata su target abilmente e accuratamente selezionati, in una sorta di evoluzione per lo spionaggio industriale. Così Andrea Rigoni, esperto di cybersecurity , analizza il caso di cyberspionaggio per i lettori di Corriere Comunicazioni (qui è possibile leggere l’articolo completo).

Lo stesso Rigoni prosegue dicendo che la tecnica utilizzata poteva trarre in inganno anche occhi esperti e antivirus. La prevenzione dovrà contare per il futuro su due aspetti: la tecnologia, un campo in cui non possiamo mai accontentarci, e in cui è sempre necessario progredire per arrivare dove l’occhio umano non riesce ad arrivare, e il piano comportamentale, il fatto cioè di adottare tutti i comportamenti che ci consentiranno di non cadere nelle trappole più prevedibili.

Pensiamo che il problema principale è che non c’è abbastanza consapevolezza dei rischi legati alle applicazioni di Internet. Il rischio è che girando sui siti, aprendo mail che non dovrebbero essere aperte o allegati, si apra la strada a virus particolarmente complessi.

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Fonte: Corriere Comunicazioni